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Se affondo nel silenzio, mi sento pieno; appena apro bocca, ecco il vuoto. La vita passata è morta. Questa morte mi dà gioia, poiché per essa so che è stata viva. La vita morta è corrotta. Questa corruzione mi dà gioia, poichè per essa so che ancora non è il vuoto. I resti putrefatti delIa vita stanno sulla terra, non generano grandi alberi ma solo erbe selvatiche. E questa è la mia colpa. Le erbe selvatiche hanno radici superficiali, fiori e foglie non belli: eppure succhiano la rugiada e l'acqua, succhiano sangue e carne dei morti imputriditi; a una a una, strappano la propria esistenza. Vive, saranno calpestate e tagliate, finchè moriranno e si corromperanno. Ma io sono sereno, contento. Riderò e canterò. Amo Ie mie erbe selvatiche. Ma detesto questa terra che se ne fa un ornamento. Sotto la terra si agita e rotola il fuoco; un giorno il magma proromperà e brucerà tutte Ie erbe, e i grandi alberi. E anche la corruzione avrà fine. Ma io sono sereno, contento. Riderò e canterò. Col mondo così quieto, non posso ridere né cantare. Ma in un mondo non così quieto, forse neppure lo potrò. Questo cespuglio di erbe selvatiche lo offro a testimonianza nella luce e nell'ombra, in vita e in morte, nei termini del passato e del futuro, ad amici e nemici, uomini e bestie, a chi mi ama e a chi non mi ama. Per me, per amici e nemici, per uomini e bestie, per chi mi ama e per chi non mi ama, spero nella morte e nella corruzione di queste erbe selvatiche, e che arrivi presto il fuoco. Diversamente, non sarei neppure esistito, e questo mi farebbe ancor più infelice della morte e della corruzione. Andate ora, erbe selvatiche...

Lu Xun, Erbe selvatiche, 1927